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CIBIANA DI CADORE
Cibiana, nel nome l'origine romana


Non ci sono molte notizie sulle origini di Cibiana e sulla sua vita nei secoli scorsi. Tuttavia, i linguisti affermano che il nome del paese è probabilmente di origine romana e ciò non discorda con la toponomastica vicina, con la chiara romanità di Valle di Cadore (centro già paleoveneto), con l´essere Cibiana sul tracciato di un´importante via di comunicazione con la Valle di Zoldo. Al tempo delle invasioni barbariche, la caduta dell´impero romano e la paura degli invasori spinse parte delle popolazioni delle vallate di transito a cercare scampo nei luoghi più nascosti e sicuri. E certo Cibiana e la sua valle percorsa dal torrente Rite, protetta dal Sassolungo, dagli Sfornioi, dal Monte Rite, ben si prestava a celare eventuali fuggiaschi...

Nei secoli successivi alcuni documenti importanti per la vita della piccola comunità testimoniano gli stretti legami con i paesi vicini e l´appartenenza di Cibiana al Cadore: atti di compravendita, elenchi di beni censiti e, soprattutto, i "Laudi" il primo dei quali, risalente al 1360, si trova in copia negli Archivi del Comune.
L´agricoltura, l´allevamento di bestiame "grosso e minuto", il legname dei boschi rimasero per secoli le sole, magre risorse per i cibianesi, fino alla scoperta delle miniere di ferro di Ronzèi e Vallinferna, avvenuta in epoca anteriore al 1360. Una piccola rivoluzione nelle attività lavorative: artigiani in grado di lavorare il ferro trovarono una loro specializzazione nella fabbricazione di chiavi come nella vicina Valle di Zoldo; altri artigiani si dedicarono alla fabbricazione dei chiodi.
Una vita, tutto sommato tranquilla, per una popolazione che stoicamente visse delle poche cose che offriva una terra avara. Bartolomeo d'Alviano che, proveniente da Zoldo il 1 marzo 1508, tentava di tagliare la strada all´esercito di Massimiliano, imperatore d'Austria, si fermò a Cibiana. Il giorno successivo sconfisse il nemico nella ben nota battaglia di Rusecco.
Ma questo non mutò le abitudini della piccola comunità né fece nascere nuove ambizioni.

Solo nel Novecento, nonostante anche a Cibiana metta piede l´industria dell´occhiale e si affermi quella delle chiavi, il paese sembra non bastare più a se stesso: l´emigrazione, unica porta lasciata aperta sul futuro di intere famiglie, imperversa a tal punto che porta Cibiana dagli oltre duemila abitanti dei primi anni del Novecento alle attuali poche centinaia.
Le attività artigianali abbisognano di vie di comunicazione rapide e sicure, le attività turistiche possano decollare solo con infrastrutture al passo coi tempi, ma Cibiana pareva, ancora solo qualche anno fa, destinata a scomparire o, nella migliore delle ipotesi, a diventare albergo per anziani, custodi di case lasciate vuote in primavera dai gelatai e ripopolate solo d'inverno.

Oggi si assiste ad una inversione di tendenza: Cibiana è un paese che i "murales" hanno fatto conoscere in tutto il mondo; il museo di Messner, in vetta al Rite, ha fatto un altro miracolo; le strade si affollano di turisti e le difficoltà di comunicazioni rapide ed efficienti sono destinate a scomparire se la promessa per la costruzione del nuovo viadotto sul Boite sarà mantenuta.
I segni di ripresa ci sono e sono evidenti: nascono nuove imprese artigiane, alcune collegate all´edilizia e alla falegnameria; la Errebi immette sul mercato migliaia di chiavi al giorno, chiavi d'auto, d'abitazione, ma anche chiavi artigianali da cancello o da portone; il piano regolatore approvato nel 2002 prevede la possibilità e lo spazio per altre imprese solo che vi siano altri imprenditori pronti a guardare con interesse un paese che sicuramente non sarà più isolato negli anni a venire.



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